Pubblicato da: Jacopo Barbarito | 14 agosto 2010

Pio XII, ex ministro Ossicini: “A Roma la S.Sede aiutò la resistenza”

Esce l’autobiografia, il Papa scrisse a Mussolini per la sua liberazione

(Ansa) – Città del Vaticano, 12 ago – «La Resistenza a Roma fu appoggiata decisamente dal Vaticano, nei limiti in cui era possibile per esso fornire un appoggio». È uno dei passaggi più significativi della testimonianza autobiografica di Adriano Ossicini nel volume ’La sfida della libertà. Dall’antifascismo alla Resistenza, 1936-1945’ (Ed. Il Margine), di cui parla oggi ampiamente l’Osservatore Romano e che getta nuova luce su temi tuttora molto discussi come la posizione del Vaticano e di papa Pio XII ai tempi della Resistenza al nazifascismo e delle deportazioni degli ebrei. «Quando al Fatebenefratelli ricoverammo gli ebrei, il Vaticano lo sapeva; così il Vaticano era informato anche del fatto che io portai al palazzo della Cancelleria gli ebrei che avevamo nascosto al momento della razzia», scrive Ossicini, già docente di psicologia, parlamentare dal 1968 al 1992, e ministro per la Famiglia e la solidarietà sociale nel Governo Dini, dal 1992 al 1994. Antifascista, durante la seconda guerra mondiale fu imprigionato a Regina Coeli per ordine del Tribunale speciale; prese parte attiva alla Resistenza e fondò il Movimento dei cattolici comunisti, poi divenuto Partito della Sinistra cristiana. «Io non ebbi dal Vaticano un’assistenza occasionale, bensì sistematica – spiega -, senza la quale non avrei potuto fare nulla di ciò che ho fatto. Perchè a differenza dei comunisti, dei socialisti, degli azionisti, che avevano un partito con forze economiche e politiche, io non avevo nulla. Il nostro movimento non aveva fondi (…) senza l’aiuto della Santa Sede, dunque la mia attività a Roma, e fuori Roma, sarebbe stata impossibile». Drammatica è l’esperienza, nel giugno e luglio 1943, della detenzione, dell’isolamento e delle percosse a Regina coeli. Sarà grazie all’intervento diretto di Pio XII – il quale scrive a Mussolini – che il giovane, finito in infermeria dopo i pestaggi, esce dal carcere, dopo aver rifiutato di firmare la domanda di grazia, messagli davanti per abbreviare i tempi di detenzione. Durante gli interrogatori, al giovane antifascista frequentatore di preti e comunisti viene anche presentato un biglietto da lui scritto sui rapporti con la Segreteria di Stato vaticana da cui risulta evidente la linea della Santa Sede contraria al razzismo antisemita. Ossicini aveva annotato un incontro avuto poco prima con mons. Domenico Tardini, dal quale era emerso l’abisso esistente «tra la fermezza antirazzista di una parte della curia e la vigliacca passività dei cristiani». Indimenticabile, per Ossicini, è l’udienza da papa Pacelli dopo la liberazione dal carcere.Il giovane antifascista, di fatto tra gli iniziatori della Resistenza nella capitale, vuole ringraziare il Pontefice per quanto ha fatto in sua difesa, ma è ancora imbarazzato: non tanto per non avere voluto firmare la domanda di grazia, quanto a causa del biglietto finito nelle mani della polizia e che avrebbe potuto obiettivamente creare difficoltà. Alle scuse del giovane Pio XII reagì di scatto: «Quali difficoltà? A noi non le poteva portare, perchè il nostro atteggiamento è chiaro, e se a lei avesse portato difficoltà solo questo, e non le posizioni politiche che ha assunto, in questo caso sarebbe stato per noi un dovere difenderla».

Pubblicato da: Jacopo Barbarito | 27 giugno 2010

Pio XII scrisse a Roosevelt: “Basta bombe su Roma”

Estate 1943: periodo nerissimo per l’Italia, forse il più tragico di tutto il secondo conflitto mondiale. Pio XII, in una lettera rimasta gelosamente custodita in un archivio, scrisse al presidente Roosevelt facendogli presente che l’Italia si trovava «completamente incatenata, senza i mezzi necessari per difendersi». Poi l’appello a risparmiare i civili, le chiese e le istituzioni religiose, le uniche che erano ancora in grado di aiutare la gente. Gli eventi si succedevano a catena. Prima lo sbarco degli Alleati in Sicilia, poi i bombardamenti a Roma, poi il 25 luglio, il Gran Consiglio, che riusciva finalmente a riunirsi, dopo 4 anni, per destituire Mussolini e affidare al Re «l’assunzione dell’effettivo comando delle forze armate». La Capitale si trovava sotto shock per gli effetti dell’azione di ben 200 cacciabombardieri su alcuni quartieri, Tiburtino, San Lorenzo, Labicano, Prenestino. Il bilancio fu pesantissimo da sopportare: 3 mila morti e 11 mila feriti. Poco dopo anche Torino e Milano iniziarono ad essere centrate, e nessun bersaglio fu risarmiato. Chiese, palazzi pubblici, ospedali, università, cimiteri, opifici, interi quartieri popolari. Era il caos. Un’ondata di fiamme e terrore. La gente fuggiva impazzita nelle campagne a cercare riparo. Un clima pesantissiino per tutti. In questo quadro devastante, Pio XII prese carta e penna per appellarsi personalmente agli alleati. La richiesta era di risparmiare Roma da ulteriori bombardamenti, evitando inoltre di colpire le strutture ecclesiastiche, le sole che continuavano a dare assistenza alla popolazione. La lettera di Pacelli, ritenuta di grande importanza storica, è un documento rimasto finora gelosamente custodito nell’archivio dei Cavalieri di Colombo, importante istituzione cattolica americana, presente in Italia dal 1920 per volere di Benedetto XV. Sul fronte diplomatico la sede romana dei Cavalieri, durante la guerra, svolse un ruo1o cruciale, ancora tutto da studiare, colmando il divario dipliomatico tra il Vaticano e gli Usa, ancora privi di stabili relazioni. A tessere i rapporti fu un nobiluomo di fiducia di Papa Pacelli, il conte Enrico Galeazzi, al quale il pontefice si rivolse pi volte per fare arrivare alla Casa Bianca messaggi personali. Il 30 agosto, a quattro giomi dalla firma dell’annistizio, reso pubblico solo l’8 settembre, dal Palazzo Apostolico partì la missiva contenente una sconsolata analisi dello stato in cui versava l’Italia accludendo un’accorata richiesta. «Eccellenza, gli eventi recenti hanno naturalmente focalizzato l’attenzione dell’Italia sul mondo, e molto è stato detto o scritto su quale politica dovrebbe o potrebbe ora seguire il Paese nei suoi interessi. Troppi. Temiamo che sia dato per scontato che il Paese sia totalmente libero di seguire la politica di sua scelta; Noi desideriamo esprimere a Sua Eccellenza che è Nostra convinzione che ciò è assai lontano dalla realtà. Del desiderio di pace e della sua realizzazione attraverso la conclusione della guerra non nutriamo alcun dubbio, ma in presenza di forze eccezionali che si oppongono a questa attuazione, o anche all’ufficializzazione di questo desiderio, l’Italia è completamente incatenata, senza i mezzi necessari per difendersi. Se in queste circostanze l’Italia fosse ancora obbligata a sopportare i colpi devastanti contro i quali è praticamente indifesa, Noi ci auguriamo e preghiamo affinché i capi militari facciano il possibile per risparmiare i civili innocenti e in particolar modo le chiese e le istituzioni religiose, dalle devastazionidella guerra. Già dobbiamo raccontare con profondo dolore e rammarico queste immagini molto evidenti dalle rovine delle città italiane pùi importanti e popolate. Ma il messaggio di assicurazione a Noi indirizzato da Vostra Eccellenza conforta la Nostra speranza che, anche di fronte alle esperienze più amare, le Chiese e le case costruite dalla carità Cristiana per i poveri, i malati e gli abbandonati del Gregge di Cristo, possano sopravvivere al terribile attacco. Possa Dio, nella Sua pietà ed eterna misericordia ascoltare il pianto universale dei Suoi figli e far loro sentire la voce di Cristo che grida Pace. Siamo lieti di questa occasione per rinnovare i nostri sinceri omaggi a Vostra eccellenza». Il prezioso documento proveniente dall’archivio nel New Jersey dei Cavalieri di Colombo, è esposto assieme ad altre carte inedite, fotografie d’epoca, cinici, in una grandecmostra, la prima del genere, sui 90 anni della presenza a Roma dei Cavalieri di Colombo. Allestita ai Musei Capitolini si compone di sei sezioni e ripercorre il lungo rapporto di amicizia tra la Capitale e questo ordine religioso americano fondato nel Connecticut nel 1882, dal venerabile padre Michael McGivney, allo scopo di assistere i suoi membri, secondo principi di carità, unità e fraternità. Ad inaugurare la mostra saranno il cardinale Segretario di Stato, Bertone, il sindaco Alemanno, il Cavaliere Supremo, Cari Anderson e Jim Nicholson, ex ambasciatore americano presso la Santa Sede, autore di un recente volume sui rapporti Usa-Santa Sede, intitolato «Usa e Santa Sede, la lunga strada».

Pubblicato da: Jacopo Barbarito | 14 aprile 2010

LIBRI: IL FASCISMO ‘CHE NON TI ASPETTI’ IN LIBRO BARBARITO

‘UN RAPPORTO A META’: CHIESA E REPUBBLICA SOCIALE’ EDITO BONANNO

(ANSA) – PERUGIA, 14 APR – Il fascismo che non ti aspetti. Da una parte la facciata ”dura e pura” dei repubblichini di Salo’, ”sprezzanti contro tutto e contro tutti”, dall’altra quella degli ultimi fedelissimi di Mussolini che ”arrivarono quasi a pietire un’udienza in quei palazzi che per vent’anni avevano cercato di fascistizzare”. C’e’ questo e molto altro nel libro ‘Un rapporto a meta’: Chiesa e Repubblica Sociale Italiana 1943-1945′ scritto da Jacopo Barbarito. Il volume, edito da Bonanno, si concentra su quello che e’ definito uno dei volti meno noti dell’esperienza della Repubblica sociale italiana, quella dei rapporti con gli altri Stati e il Vaticano in particolare. Un campo di indagine ”trascurato dai grandi dibattiti storiografici”, dal quale Barbarito – ha spiegato lui stesso – e’ riuscito a riportare alla luce documenti e informazioni inedite, come la continuazione del pagamento della congrua ai sacerdoti da parte della Repubblica sociale, secondo quanto previsto dai Patti lateranensi. ”Un rapporto travagliato, quasi sordo, che si e’ bruciato – ha aggiunto l’autore – pian piano con l’avvicinamento dell’Italia fascista alla Germania hitleriana, salvo spegnersi completamente dopo le sconfitte di El Alamein e Stalingrado, giro di boa del secondo conflitto mondiale per le truppe dell’Asse. I pochi mesi di vita della Rsi passarono quindi nella ricerca, da parte di Benito Mussolini, di presentarsi alla Santa Sede come l’erede naturale del Regno d’Italia, e quindi delle disposizioni del Concordato, che Mussolini aveva sempre considerato come la sua ‘opera piu’ grande”’. Malgrado il dibattito sulla stampa vicina alla Repubblica, che accusava il Vaticano e il Papa di sentimenti anti-italiani, di favoreggiamento agli anglo-americani, di incoraggiamento alla diserzione e alla ribellione, di mancata condanna dei bombardamenti degli Alleati, l’autore documenta come, nella sostanza, il Governo di Salo’ ”non venne mai meno agli obblighi nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche che, di fatto, riconoscevano l’autorita’ della Rsi, malgrado non vi fossero legami diplomatici tra quest’ultima e la Santa Sede”. Barbarito affianca a questo dibattito una lunga serie di documenti inediti: le disposizioni per gli enti di culto, il riconoscimento giuridico dato a parrocchie, monasteri e confraternite, la creazione dell’Ente nazionale per l’assistenza delle province invase, i dibattiti sui giornali cattolici governativi e quelli clericali, gli screzi con il clero di rito ambrosiano che faceva riferimento al cardinale Schuster, l’elenco dei religiosi uccisi per motivi politici, il comportamento dei vescovi delle diocesi dell’Italia centrale e settentrionale. (ANSA)

Pubblicato da: Jacopo Barbarito | 12 aprile 2010

23 aprile 2010: presentazione ad Ostia (Rm)

Pubblicato da: Jacopo Barbarito | 29 dicembre 2009

9 gennaio 2010: presentazione a Città di Castello (PG)

Civiltà+Cattolica

FASCISMO: CIVILTÀ CATTOLICA, VATICANO CONSIDERÒ LODEVOLE RAZZISMO COLONIALE

ARTICOLO DI PADRE GIOVANNI SALE, «FECE ECCEZIONE SOLO PAPA PIO XI»
Roma, 5 nov. – (Adnkronos) – Il decreto legge Lessona del 19 aprile 1937, primo provvedimento in materia razziale promulgato dal governo Mussolini, che si proponeva di vietare il concubinato tra bianchi e neri nelle colonie italiane, fu considerato dalla Santa Sede «un lodevole tentativo posto in essere dallo Stato per moralizzare la vita pubblica», pur ribadendo «il diritto naturale a contrarre matrimonio anche fra persone appartenenti a razze diverse». Lo afferma il padre gesuita Giovanni Sale in un articolo intitolato «Il razzismo coloniale e il decreto legge Lessona», che apparirà sul prossimo fascicolo della rivista «Civiltà Cattolica», le cui bozze sono rilette tradizionalmente dalla Segreteria di Stato Vaticana. L’articolo di padre Sale, ricco di documenti inediti di fonte ecclesiastica, esamina l’atteggiamento che il Vaticano assunse nei confronti di tale provvedimento e, in particolare, delle pressioni esercitate dal governo fascista per assicurasi la collaborazione della Chiesa cattolica nell’attuazione di una politica coloniale razzista. «La maggior parte della gerarchia ecclesiastica a quel tempo, a eccezione di Pio XI e di altri prelati vaticani, percepì tale legislazione come un tentativo per moralizzare la vita pubblica nelle colonie e non, invece, come un primo passo verso una politica ‘francamente razzista e discriminatoria», scrive criticamente lo storico della Compagnia di Gesù. Continua a leggere…

Pubblicato da: Jacopo Barbarito | 7 aprile 2009

Intervista a Jacopo Barbarito di Susanna Dolci

Intervista di Susanna Dolci a Jacopo Barbarito per “Il Fondo”, curato da Miro Renzaglia, in merito all’opera “Un rapporto a metà: Chiesa e Repubblica Sociale Italiana 1943-1945”


A scrivere del complesso rapporto intercorso tra la Chiesa e lo Stato, il Vaticano ed il Fascismo di Benito Mussolini dal 1922 al 1945 è un giovane e promettente ricercatore: Jacopo Barbarito. 24 anni ancora da compiere e già al suo attivo tre libri di spessore: Mezzi corazzati germanici (2007), Intervista alla politica. Parola agli uomini della casta (2008) ed appunto il suo ultimogenito Un rapporto a metà. Chiesa e Repubblica Sociale 1943-1945, testé editato dalla Bonanno Editore. Il nostro autore è soprattutto un appassionato e serio studioso di storia contemporanea e storia militare. Collabora con varie riviste di settore e con il quotidiano “Rinascita”. “Un rapporto a metà” viene considerato una vera e propria opera prima nel genere del suo contenuto. Il volume, infatti, cerca proprio di fare luce sul mancato «riconoscimento da parte del Vaticano della Repubblica Sociale Italiana, a fronte di un atteggiamento di quest’ultima tendenzialmente conciliante nelle parole e nei fatti. Partendo dalla situazione dell’epoca… vengono messe in luce le disparità di trattamento da parte vaticana nei confronti della RSI rispetto agli altri stati nati nel corso della guerra ricostruendo, tramite le fonti dell’epoca, la legislazione della RSI sulla Chiesa ed il suo adempimento delle clausole concordatarie». Due i percorsi di lettura che si dipanano nel presente saggio. Dai Concordati all’8 settembre, passando per il Terzo Reich, l’Etiopia, la guerra civile spagnola, El Alamein ed il Gran Consiglio. Ed ancora dalla caduta del Regime alla nascita della RSI, tra stati, guerra, fascismo cattolico ed altro ancora, in uno stile agile, riflessivo, lucido e fluido medesimamente. «Vista l’eccezionalità dell’argomento in questione e le difficili condizioni storico-temporali in cui tale rapporto – o mancato rapporto – ebbe luogo dobbiamo prima di tutto calarci nella condizione dei modi di agire nell’epoca e nel flusso degli eventi di un sanguinoso conflitto mondiale che aveva già preso una piega piuttosto percepibile, nel momento in cui inizia la trattazione del tema da noi considerato, ma era ben lungi dal vedere una fine». Perché, come saggiamente riporta lo stesso Barbarito tra gli incipit al testo, soleva ripetere Eraclito «Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti». A disposizione, inoltre, il suo sito jacopobarbarito.com e link a chiesaersi.com . Da questo punto la parola a Jacopo che gentilmente ha risposto ad alcune domande per Il Fondo.

Jacopo quanti i tuoi libri all’attivo, variegati negli argomenti, nonostante la tua giovane età? Ce ne vuoi parlare?

I miei libri rispecchiano interessi particolari di precisi momenti della mia vita, sia dal lato umano che professionale. Cerco di trasferire su carta il frutto delle mie passioni e dei miei studi: amando molto la lettura e soprattutto la scrittura mi piace dare il mio contributo al dibattito, storico o politico, come nel caso dei miei tre volumi. Cerco poi di concentrarmi su argomenti inediti o quanto meno poco esplorati, credo che siano quelli che danno maggiori soddisfazioni. Così è nato il lavoro sui mezzi corazzati germanici, con attenzione alla nascita e allo sviluppo della Panzertruppe, dagli esordi nel corso della prima guerra mondiale alla forza realmente posseduta dalla Germania al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale. “Intervista alla politica” è nato dall’esperienza con i parlamentari italiani vissuta in prima persona in collaborazione con il quotidiano “Rinascita” e ha rispecchiato un momento importante nella mia formazione politica personale. Quest’ultimo nasce dalla mia tesi di laurea e dalla scoperta di una mole di materiale inedito estremamente interessante, parte del quale ha trovato posto sul sito www.chiesaersi.com dato che non poteva essere pubblicato integralmente.

“Un rapporto a metà. Chiesa e Repubblica Sociale 1943-1945″. Partiamo dal titolo. E soprattutto perché questo tuo volume viene considerato una sorta di “opera prima”?

Può essere considerato tale perché solo in un caso, risalente al 1980, si è indagato questo aspetto particolare della storia della Repubblica Sociale Italiana, che nasconde invece molte sorprese: io credo che non sia affatto scontato appurare come il fascismo repubblicano abbia riservato un posto rilevante al rapporto con lo Stato del Vaticano e che non sia mai venuto meno alle disposizioni del Concordato, che Mussolini considerò sempre una sua creazione. In fin dei conti se la RSI fosse stata uno stato satellite dei tedeschi, dominato dalla ferocia e dalla tirannide, come spesso è stato dipinto, quale senso avrebbe avuto mostrare questa attenzione e rispetto? E’ questo il motivo del titolo “un rapporto a metà”.

Illustriamo ai lettori il Primo percorso storico del volume: “Dai concordati all’8 settembre”. Benito Mussolini, Chiesa, Concordato, Terzo Reich, guerre d’oltralpe e d’oltremare, il Gran Consiglio…

Per parlare delle vicende che si svolsero dal 1943 al 1945 è inevitabile tracciare il quadro storico degli eventi che hanno portato alla nascita della Repubblica Sociale. In quell’arco di tempo mutò il rapporto tra Chiesa e Fascismo, in particolar modo in relazione alle vicende militari che, dal 1942 in poi, volsero decisamente al peggio per le forze dell’Asse. Ho quindi sottolineato la comunanza di vedute e di intenti tra il fascismo italiano e la Santa Sede negli anni ’30, sottolineando alcuni momenti importanti di quel periodo, malgrado vi fosse un interesse reciproco nell’influenzare l’altra parte. La guerra ha costituito lo spartiacque di questa tendenza, anche se la “cattolicizzazione” del fascismo è finita sicuramente per prevalere sulla fascistizzazione della Chiesa. Continua a leggere…

Pubblicato da: Jacopo Barbarito | 20 dicembre 2008

DUE ANNI DENSI DI STORIA

849

Questo sito nasce dall’esigenza di indagare un periodo poco noto al grande pubblico della storia recente del nostro Paese, ponendo l’accento sul rapporto che legò – o legò solo a “metà” – lo stato del Vaticano alla Repubblica Sociale Italiana. Si tratta di un aspetto trascurato dai grandi dibattiti storiografici e dalla stessa pubblicistica revisionista, che si focalizza invece maggiormente sul rapporto precedente all’8 settembre.

Tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, invece, hanno luogo vicende che meritano di essere indagate, ripercorrendo i passi di una storia che vede congiungersi e sovrapporsi diverse dinamiche: da quelle diplomatiche a quelle politiche, da quelle religiose a quelle umane. Il rapporto tra la Santa Sede e l’ultimo residuo del Fascismo che fu regime si consumò irrimediabilmente e le strade della Roma papale e del Mussolini di Salò non si incontrarono più.

Tutto questo in una costante interazione tra le dinamiche cardinali dei due attori: da una parte un Vaticano teso alla propria autoconservazione nello scenario che si sarebbe delineato dopo il 1945 e dall’altra una Repubblica Sociale che si sente abbandonata, pur rispettando la religione ed i vincoli concordatari, di cui continuava a sentirsi l’artefice e l’erede.

Il Vaticano non riconobbe mai la Repubblica Sociale Italiana, giustificando questo atteggiamento con la secolare prassi di non riconoscere mai alcuno Stato in tempo di guerra, motivazione desueta visto il riconoscimento del governo francese in esilio a Londra, presieduto dal generale De Gaulle, nel 1940 e la successiva “benedizione” alla neonata Repubblica delle Filippine, da sempre cattolica, sorta sulle ceneri della liberazione statunitense ad opera dei giapponesi nel 1942.

Su questo sfondo si consuma la fine dell’uomo che era stato il più amato d’Italia, del suo alleato germanico e dei sogni di un’Europa fascistizzata, mentre sorgono nuove potenze e ne declinano di vecchie. Questo sito, ed il materiale in esso contenuto, vuole offrire uno spunto di partenza per l’analisi di una storia poco conosciuta, ma che dimostra la prassi della consolidata diplomazia vaticana e le scelte degli uomini nella parte finale della più grande guerra della storia. E da un lato, se vogliamo, prova anche la fedeltà agli impegni presi da uomini che fecero una scelta di parte dalla seconda metà del 1943 in poi, ai quali rimasero sempre fedeli e per i quali si sentirono abbandonati nell’ora più triste.

Nelle varie sezioni del sito potete trovare il materiale documentario che, per ovvie ragioni, non è stato inserito nella mia opera “Un rapporto a metà: Chiesa e Repubblica Sociale 1943-1945″, Bonanno Editore, Trapani 2009.

Il libro si può acquistare su www.libreriauniversitaria.it , www.unilibro.it , www.bonannoeditore.com , www.multiplayer.com , nelle migliori librerie oppure contattando l’autore, scrivendo a: jacopo.barbarito@gmail.com

Categorie

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.