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	<title>Chiesa e Repubblica Sociale Italiana</title>
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	<description>Un rapporto a metà: Chiesa e RSI 1943-1945</description>
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		<title>Pio XII, ex ministro Ossicini: &#8220;A Roma la S.Sede aiutò la resistenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 10:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Barbarito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esce l’autobiografia, il Papa scrisse a Mussolini per la sua liberazione (Ansa) – Città del Vaticano, 12 ago – «La Resistenza a Roma fu appoggiata decisamente dal Vaticano, nei limiti in cui era possibile per esso fornire un appoggio». È uno dei passaggi più significativi della testimonianza autobiografica di Adriano Ossicini nel volume ’La sfida [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chiesaersi.wordpress.com&amp;blog=5855588&amp;post=97&amp;subd=chiesaersi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Esce l’autobiografia, il Papa scrisse a Mussolini per la sua liberazione</strong></p>
<p>(Ansa) – Città del Vaticano, 12 ago – «La Resistenza a Roma fu appoggiata decisamente dal Vaticano, nei limiti in cui era possibile per esso fornire un appoggio». È uno dei passaggi più significativi della testimonianza autobiografica di Adriano Ossicini nel volume ’La sfida della libertà. Dall’antifascismo alla Resistenza, 1936-1945’ (Ed. Il Margine), di cui parla oggi ampiamente l’Osservatore Romano e che getta nuova luce su temi tuttora molto discussi come la posizione del Vaticano e di papa Pio XII ai tempi della Resistenza al nazifascismo e delle deportazioni degli ebrei. «Quando al Fatebenefratelli ricoverammo gli ebrei, il Vaticano lo sapeva; così il Vaticano era informato anche del fatto che io portai al palazzo della Cancelleria gli ebrei che avevamo nascosto al momento della razzia», scrive Ossicini, già docente di psicologia, parlamentare dal 1968 al 1992, e ministro per la Famiglia e la solidarietà sociale nel Governo Dini, dal 1992 al 1994. Antifascista, durante la seconda guerra mondiale fu imprigionato a Regina Coeli per ordine del Tribunale speciale; prese parte attiva alla Resistenza e fondò il Movimento dei cattolici comunisti, poi divenuto Partito della Sinistra cristiana. «Io non ebbi dal Vaticano un’assistenza occasionale, bensì sistematica – spiega -, senza la quale non avrei potuto fare nulla di ciò che ho fatto. Perchè a differenza dei comunisti, dei socialisti, degli azionisti, che avevano un partito con forze economiche e politiche, io non avevo nulla. Il nostro movimento non aveva fondi (…) senza l’aiuto della Santa Sede, dunque la mia attività a Roma, e fuori Roma, sarebbe stata impossibile». Drammatica è l’esperienza, nel giugno e luglio 1943, della detenzione, dell’isolamento e delle percosse a Regina coeli. Sarà grazie all’intervento diretto di Pio XII – il quale scrive a Mussolini – che il giovane, finito in infermeria dopo i pestaggi, esce dal carcere, dopo aver rifiutato di firmare la domanda di grazia, messagli davanti per abbreviare i tempi di detenzione. Durante gli interrogatori, al giovane antifascista frequentatore di preti e comunisti viene anche presentato un biglietto da lui scritto sui rapporti con la Segreteria di Stato vaticana da cui risulta evidente la linea della Santa Sede contraria al razzismo antisemita. Ossicini aveva annotato un incontro avuto poco prima con mons. Domenico Tardini, dal quale era emerso l’abisso esistente «tra la fermezza antirazzista di una parte della curia e la vigliacca passività dei cristiani». Indimenticabile, per Ossicini, è l’udienza da papa Pacelli dopo la liberazione dal carcere.Il giovane antifascista, di fatto tra gli iniziatori della Resistenza nella capitale, vuole ringraziare il Pontefice per quanto ha fatto in sua difesa, ma è ancora imbarazzato: non tanto per non avere voluto firmare la domanda di grazia, quanto a causa del biglietto finito nelle mani della polizia e che avrebbe potuto obiettivamente creare difficoltà. Alle scuse del giovane Pio XII reagì di scatto: «Quali difficoltà? A noi non le poteva portare, perchè il nostro atteggiamento è chiaro, e se a lei avesse portato difficoltà solo questo, e non le posizioni politiche che ha assunto, in questo caso sarebbe stato per noi un dovere difenderla».</p>
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		<title>Pio XII scrisse a Roosevelt: &#8220;Basta bombe su Roma&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 08:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Barbarito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Estate 1943: periodo nerissimo per l&#8217;Italia, forse il più tragico di tutto il secondo conflitto mondiale. Pio XII, in una lettera rimasta gelosamente custodita in un archivio, scrisse al presidente Roosevelt facendogli presente che l&#8217;Italia si trovava «completamente incatenata, senza i mezzi necessari per difendersi». Poi l&#8217;appello a risparmiare i civili, le chiese e le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chiesaersi.wordpress.com&amp;blog=5855588&amp;post=95&amp;subd=chiesaersi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Estate 1943: periodo nerissimo per l&#8217;Italia, forse il più tragico di tutto il secondo conflitto mondiale. Pio XII, in una lettera rimasta gelosamente custodita in un archivio, scrisse al presidente Roosevelt facendogli presente che l&#8217;Italia si trovava «completamente incatenata, senza i mezzi necessari per difendersi». Poi l&#8217;appello a risparmiare i civili, le chiese e le istituzioni religiose, le uniche che erano ancora in grado di aiutare la gente. Gli eventi si succedevano a catena. Prima lo sbarco degli Alleati in Sicilia, poi i bombardamenti a Roma, poi il 25 luglio, il Gran Consiglio, che riusciva finalmente a riunirsi, dopo 4 anni, per destituire Mussolini e affidare al Re «l&#8217;assunzione dell&#8217;effettivo comando delle forze armate». La Capitale si trovava sotto shock per gli effetti dell&#8217;azione di ben 200 cacciabombardieri su alcuni quartieri, Tiburtino, San Lorenzo, Labicano, Prenestino. Il bilancio fu pesantissimo da sopportare: 3 mila morti e 11 mila feriti. Poco dopo anche Torino e Milano iniziarono ad essere centrate, e nessun bersaglio fu risarmiato. Chiese, palazzi pubblici, ospedali, università, cimiteri, opifici, interi quartieri popolari. Era il caos. Un&#8217;ondata di fiamme e terrore. La gente fuggiva impazzita nelle campagne a cercare riparo. Un clima pesantissiino per tutti. In questo quadro devastante, Pio XII prese carta e penna per appellarsi personalmente agli alleati. La richiesta era di risparmiare Roma da ulteriori bombardamenti, evitando inoltre di colpire le strutture ecclesiastiche, le sole che continuavano a dare assistenza alla popolazione. La lettera di Pacelli, ritenuta di grande importanza storica, è un documento rimasto finora gelosamente custodito nell&#8217;archivio dei Cavalieri di Colombo, importante istituzione cattolica americana, presente in Italia dal 1920 per volere di Benedetto XV. Sul fronte diplomatico la sede romana dei Cavalieri, durante la guerra, svolse un ruo1o cruciale, ancora tutto da studiare, colmando il divario dipliomatico tra il Vaticano e gli Usa, ancora privi di stabili relazioni. A tessere i rapporti fu un nobiluomo di fiducia di Papa Pacelli, il conte Enrico Galeazzi, al quale il pontefice si rivolse pi volte per fare arrivare alla Casa Bianca messaggi personali. Il 30 agosto, a quattro giomi dalla firma dell&#8217;annistizio, reso pubblico solo l&#8217;8 settembre, dal Palazzo Apostolico partì la missiva contenente una sconsolata analisi dello stato in cui versava l&#8217;Italia accludendo un&#8217;accorata richiesta. «Eccellenza, gli eventi recenti hanno naturalmente focalizzato l&#8217;attenzione dell&#8217;Italia sul mondo, e molto è stato detto o scritto su quale politica dovrebbe o potrebbe ora seguire il Paese nei suoi interessi. Troppi. Temiamo che sia dato per scontato che il Paese sia totalmente libero di seguire la politica di sua scelta; Noi desideriamo esprimere a Sua Eccellenza che è Nostra convinzione che ciò è assai lontano dalla realtà. Del desiderio di pace e della sua realizzazione attraverso la conclusione della guerra non nutriamo alcun dubbio, ma in presenza di forze eccezionali che si oppongono a questa attuazione, o anche all&#8217;ufficializzazione di questo desiderio, l&#8217;Italia è completamente incatenata, senza i mezzi necessari per difendersi. Se in queste circostanze l&#8217;Italia fosse ancora obbligata a sopportare i colpi devastanti contro i quali è praticamente indifesa, Noi ci auguriamo e preghiamo affinché i capi militari facciano il possibile per risparmiare i civili innocenti e in particolar modo le chiese e le istituzioni religiose, dalle devastazionidella guerra. Già dobbiamo raccontare con profondo dolore e rammarico queste immagini molto evidenti dalle rovine delle città italiane pùi importanti e popolate. Ma il messaggio di assicurazione a Noi indirizzato da Vostra Eccellenza conforta la Nostra speranza che, anche di fronte alle esperienze più amare, le Chiese e le case costruite dalla carità Cristiana per i poveri, i malati e gli abbandonati del Gregge di Cristo, possano sopravvivere al terribile attacco. Possa Dio, nella Sua pietà ed eterna misericordia ascoltare il pianto universale dei Suoi figli e far loro sentire la voce di Cristo che grida Pace. Siamo lieti di questa occasione per rinnovare i nostri sinceri omaggi a Vostra eccellenza». Il prezioso documento proveniente dall&#8217;archivio nel New Jersey dei Cavalieri di Colombo, è esposto assieme ad altre carte inedite, fotografie d&#8217;epoca, cinici, in una grandecmostra, la prima del genere, sui 90 anni della presenza a Roma dei Cavalieri di Colombo. Allestita ai Musei Capitolini si compone di sei sezioni e ripercorre il lungo rapporto di amicizia tra la Capitale e questo ordine religioso americano fondato nel Connecticut nel 1882, dal venerabile padre Michael McGivney, allo scopo di assistere i suoi membri, secondo principi di carità, unità e fraternità. Ad inaugurare la mostra saranno il cardinale Segretario di Stato, Bertone, il sindaco Alemanno, il Cavaliere Supremo, Cari Anderson e Jim Nicholson, ex ambasciatore americano presso la Santa Sede, autore di un recente volume sui rapporti Usa-Santa Sede, intitolato «Usa e Santa Sede, la lunga strada».</p>
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		<title>LIBRI: IL FASCISMO &#8216;CHE NON TI ASPETTI&#8217; IN LIBRO BARBARITO</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 10:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Barbarito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8216;UN RAPPORTO A META&#8217;: CHIESA E REPUBBLICA SOCIALE&#8217; EDITO BONANNO (ANSA) &#8211; PERUGIA, 14 APR &#8211; Il fascismo che non ti aspetti. Da una parte la facciata &#8221;dura e pura&#8221; dei repubblichini di Salo&#8217;, &#8221;sprezzanti contro tutto e contro tutti&#8221;, dall&#8217;altra quella degli ultimi fedelissimi di Mussolini che &#8221;arrivarono quasi a pietire un&#8217;udienza in quei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chiesaersi.wordpress.com&amp;blog=5855588&amp;post=92&amp;subd=chiesaersi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">&#8216;UN RAPPORTO A META&#8217;: CHIESA E REPUBBLICA SOCIALE&#8217; EDITO BONANNO</p>
<p style="text-align:justify;">(ANSA) &#8211; PERUGIA, 14 APR &#8211; Il fascismo che non ti aspetti. Da una parte la facciata &#8221;dura e pura&#8221; dei repubblichini di Salo&#8217;, &#8221;sprezzanti contro tutto e contro tutti&#8221;, dall&#8217;altra quella degli ultimi fedelissimi di Mussolini che &#8221;arrivarono quasi a pietire un&#8217;udienza in quei palazzi che per vent&#8217;anni avevano cercato di fascistizzare&#8221;. C&#8217;e&#8217; questo e molto altro nel libro &#8216;Un rapporto a meta&#8217;: Chiesa e Repubblica Sociale Italiana 1943-1945&#8242; scritto da Jacopo Barbarito. Il volume, edito da Bonanno, si concentra su quello che e&#8217; definito uno dei volti meno noti dell&#8217;esperienza della Repubblica sociale italiana, quella dei rapporti con gli altri Stati e il Vaticano in particolare. Un campo di indagine &#8221;trascurato dai grandi dibattiti storiografici&#8221;, dal quale Barbarito &#8211; ha spiegato lui stesso &#8211; e&#8217; riuscito a riportare alla luce documenti e informazioni inedite, come la continuazione del pagamento della congrua ai sacerdoti da parte della Repubblica sociale, secondo quanto previsto dai Patti lateranensi. &#8221;Un rapporto travagliato, quasi sordo, che si e&#8217; bruciato &#8211; ha aggiunto l&#8217;autore &#8211; pian piano con l&#8217;avvicinamento dell&#8217;Italia fascista alla Germania hitleriana, salvo spegnersi completamente dopo le sconfitte di El Alamein e Stalingrado, giro di boa del secondo conflitto mondiale per le truppe dell&#8217;Asse. I pochi mesi di vita della Rsi passarono quindi nella ricerca, da parte di Benito Mussolini, di presentarsi alla Santa Sede come l&#8217;erede naturale del Regno d&#8217;Italia, e quindi delle disposizioni del Concordato, che Mussolini aveva sempre considerato come la sua &#8216;opera piu&#8217; grande&#8221;&#8217;. Malgrado il dibattito sulla stampa vicina alla Repubblica, che accusava il Vaticano e il Papa di sentimenti anti-italiani, di favoreggiamento agli anglo-americani, di incoraggiamento alla diserzione e alla ribellione, di mancata condanna dei bombardamenti degli Alleati, l&#8217;autore documenta come, nella sostanza, il Governo di Salo&#8217; &#8221;non venne mai meno agli obblighi nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche che, di fatto, riconoscevano l&#8217;autorita&#8217; della Rsi, malgrado non vi fossero legami diplomatici tra quest&#8217;ultima e la Santa Sede&#8221;. Barbarito affianca a questo dibattito una lunga serie di documenti inediti: le disposizioni per gli enti di culto, il riconoscimento giuridico dato a parrocchie, monasteri e confraternite, la creazione dell&#8217;Ente nazionale per l&#8217;assistenza delle province invase, i dibattiti sui giornali cattolici governativi e quelli clericali, gli screzi con il clero di rito ambrosiano che faceva riferimento al cardinale Schuster, l&#8217;elenco dei religiosi uccisi per motivi politici, il comportamento dei vescovi delle diocesi dell&#8217;Italia centrale e settentrionale. (ANSA)</p>
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		<title>23 aprile 2010: presentazione ad Ostia (Rm)</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 18:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Barbarito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://chiesaersi.files.wordpress.com/2010/04/locandina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-89" title="locandina" src="http://chiesaersi.files.wordpress.com/2010/04/locandina.jpg?w=499&#038;h=706" alt="" width="499" height="706" /></a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>9 gennaio 2010: presentazione a Città di Castello (PG)</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 12:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Barbarito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chiesaersi.wordpress.com&amp;blog=5855588&amp;post=81&amp;subd=chiesaersi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
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			<media:title type="html">presentazione città di castello</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Civiltà cattolica: &#8220;Il Vaticano considerò lodevole il razzismo coloniale&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 09:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Barbarito</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>

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		<description><![CDATA[FASCISMO: CIVILTÀ CATTOLICA, VATICANO CONSIDERÒ LODEVOLE RAZZISMO COLONIALE ARTICOLO DI PADRE GIOVANNI SALE, «FECE ECCEZIONE SOLO PAPA PIO XI» Roma, 5 nov. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Il decreto legge Lessona del 19 aprile 1937, primo provvedimento in materia razziale promulgato dal governo Mussolini, che si proponeva di vietare il concubinato tra bianchi e neri nelle colonie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chiesaersi.wordpress.com&amp;blog=5855588&amp;post=71&amp;subd=chiesaersi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-72 alignnone" title="Civiltà+Cattolica" src="http://chiesaersi.files.wordpress.com/2009/11/civiltacattolica.jpg?w=300&#038;h=144" alt="Civiltà+Cattolica" width="300" height="144" /></p>
<p style="text-align:justify;">FASCISMO: CIVILTÀ CATTOLICA, VATICANO CONSIDERÒ LODEVOLE RAZZISMO COLONIALE</p>
<p style="text-align:justify;">ARTICOLO DI PADRE GIOVANNI SALE, «FECE ECCEZIONE SOLO PAPA PIO XI»<br />
Roma, 5 nov. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Il decreto legge Lessona del 19 aprile 1937, primo provvedimento in materia razziale promulgato dal governo Mussolini, che si proponeva di vietare il concubinato tra bianchi e neri nelle colonie italiane, fu considerato dalla Santa Sede «un lodevole tentativo posto in essere dallo Stato per moralizzare la vita pubblica», pur ribadendo «il diritto naturale a contrarre matrimonio anche fra persone appartenenti a razze diverse». Lo afferma il padre gesuita Giovanni Sale in un articolo intitolato «Il razzismo coloniale e il decreto legge Lessona», che apparirà sul prossimo fascicolo della rivista «Civiltà Cattolica», le cui bozze sono rilette tradizionalmente dalla Segreteria di Stato Vaticana. L&#8217;articolo di padre Sale, ricco di documenti inediti di fonte ecclesiastica, esamina l&#8217;atteggiamento che il Vaticano assunse nei confronti di tale provvedimento e, in particolare, delle pressioni esercitate dal governo fascista per assicurasi la collaborazione della Chiesa cattolica nell&#8217;attuazione di una politica coloniale razzista. «La maggior parte della gerarchia ecclesiastica a quel tempo, a eccezione di Pio XI e di altri prelati vaticani, percepì tale legislazione come un tentativo per moralizzare la vita pubblica nelle colonie e non, invece, come un primo passo verso una politica &#8216;francamente razzista e discriminatoria», scrive criticamente lo storico della Compagnia di Gesù. <span id="more-71"></span>Il decreto Lessona, il cui contenuto era tutt&#8217;altro che chiaro, impensierì non poco alcuni italiani delle colonie che da tempo convivevano con donne indigene, ritenendo che esso, oltre a comminare forti pene detentive per dissuadere da tali rapporti, vietasse anche la celebrazione di eventuali matrimoni tra persone appartenenti a razze diverse. Invece molti di essi, scriveva a Roma il vicario apostolico dell&#8217;Eritrea, monsignor Giancrisostomo Marinoni, «anche per motivi di coscienza intendono ora regolarizzare il rapporto e legittimare la prole». Il cardinale Eugene Tisserant, segretario della Sacra Congregazione per le Chiese Orientali, al quale Marinoni si era rivolto per ottenere «schiarimenti sulla legge», il 28 luglio 1937 inoltrò la richiesta alla Segreteria di Stato Vaticana, chiedendo che a tale riguardo fossero interpellati gli organi competenti del governo Mussolini. La Segreteria di Stato affidò il delicato incarico a monsignor Francesco Borgongini Duca, nunzio apostolico in Italia, il quale trattò della questione sia con il sottosegretario agli Interni, Guido Buffarini Guidi, sia con il ministro dell&#8217;Africa Italiana, Alessandro Lessona. Ambedue assicurarono il nunzio che il decreto legge non proibiva affatto sia nel «territorio metropolitano», cioè in Italia, sia nell&#8217;Africa Orientale, i matrimoni in parola; esso aveva soltanto lo scopo di punire il concubinato tra i «nazionali» e le donne indigene. «Certo &#8211; disse Lessona al nunzio in un resoconto inedito di fonte vaticana &#8211; gli incroci delle due razze, bianca e nera, non sono desiderabili, poichè danno origine ai meticci, che, come è noto, disgraziatamente portano sommati i difetti e non i pregi delle due razze. Quindi io mi sono domandato se non fosse il caso di proibire semplicemente il matrimonio tra le due razze; ma mi sono arrestato perchè, in forza del Concordato, non potevo proibire un matrimonio che la Chiesa cattolica riconosce valido per ragioni superiori delle quali io, come cattolico, riconosco i presupposti soprannaturali». Monsignor Borgongini Duca rispose che il concubinato è proibito «con la più grande severità» anche dalla Chiesa. E aggiungeva che la disposizione governativa aveva «fatto tanto bene» e che molti italiani delle colonie avevano chiesto ai vicari apostolici di voler regolarizzare la loro unione, e questo, a suo avviso, accresceva la moralità e l&#8217;ordine nella vita delle colonie italiane in Africa. «Però &#8211; continuò Lessona secondo Borgoncini Duca &#8211; mi supplicava che per l&#8217;avvenire la Chiesa prestasse il Suo concorso per dissuadere le unioni tra persone di diversa razza appunto per evitare la nascita dei mulatti, che sono dei degenerati. Questo ministero sociale della Chiesa per il bene delle due razze e della società sarebbe utile». Facendo la sintesi del colloquio, il nunzio vaticano affermava che non era intenzione del governo fascista che la Chiesa ponesse un impedimento al matrimonio tra bianchi e neri, «ma semplicemente desidera che essa dissuada tali unioni quando non si verifichino speciali obblighi di coscienza». Di fronte a tale relazione del nunzio, la Segreteria di Stato della Santa Sede si pose la questione di determinare il significato del «concorso» richiesto da parte italiana: «Se si tratta di dissuadere gli sposi presso a poco come si usa circa le persone di diversa condizione, insegnando che difficilmente riescono bene i matrimoni tra un principe e una persona di servizio, può essere ammesso; ma un intervento maggiore della Chiesa costituisce una questione delicatissima, dibattutissima e, specialmente oggi, irta di difficoltà».</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/chiesaersi.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/chiesaersi.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/chiesaersi.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/chiesaersi.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/chiesaersi.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/chiesaersi.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/chiesaersi.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/chiesaersi.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/chiesaersi.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/chiesaersi.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/chiesaersi.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/chiesaersi.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/chiesaersi.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/chiesaersi.wordpress.com/71/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chiesaersi.wordpress.com&amp;blog=5855588&amp;post=71&amp;subd=chiesaersi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Civiltà+Cattolica</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Intervista a Jacopo Barbarito di Susanna Dolci</title>
		<link>http://chiesaersi.wordpress.com/2009/04/07/intervista-a-jacopo-barbarito-di-susanna-dolci/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 17:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Barbarito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista di Susanna Dolci a Jacopo Barbarito per &#8220;Il Fondo&#8221;, curato da Miro Renzaglia, in merito all&#8217;opera &#8220;Un rapporto a metà: Chiesa e Repubblica Sociale Italiana 1943-1945&#8243; A scrivere del complesso rapporto intercorso tra la Chiesa e lo Stato, il Vaticano ed il Fascismo di Benito Mussolini dal 1922 al 1945 è un giovane e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chiesaersi.wordpress.com&amp;blog=5855588&amp;post=69&amp;subd=chiesaersi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Intervista di Susanna Dolci a Jacopo Barbarito per &#8220;Il Fondo&#8221;, curato da Miro Renzaglia, in merito all&#8217;opera &#8220;Un rapporto a metà: Chiesa e Repubblica Sociale Italiana 1943-1945&#8243;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;">A scrivere del complesso rapporto intercorso tra la Chiesa e lo Stato, il Vaticano ed il Fascismo di Benito Mussolini dal 1922 al 1945 è un giovane e promettente ricercatore: <strong>Jacopo Barbarito</strong>. 24 anni ancora da compiere e già al suo attivo tre libri di spessore: <em>Mezzi corazzati germanici</em> (2007), <em>Intervista alla politica. Parola agli uomini della casta </em> (2008) ed appunto il suo ultimogenito <em>Un rapporto a metà. Chiesa e Repubblica Sociale 1943-1945, </em>testé editato dalla Bonanno Editore. Il nostro autore è soprattutto un appassionato e serio studioso di storia contemporanea e storia militare. Collabora con varie riviste di settore e con il quotidiano &#8220;Rinascita&#8221;. &#8220;Un rapporto a metà&#8221; viene considerato una vera e propria opera prima nel genere del suo contenuto. Il volume, infatti, cerca proprio di fare luce sul mancato «riconoscimento da parte del Vaticano della Repubblica Sociale Italiana, a fronte di un atteggiamento di quest&#8217;ultima tendenzialmente conciliante nelle parole e nei fatti. Partendo dalla situazione dell&#8217;epoca&#8230; vengono messe in luce le disparità di trattamento da parte vaticana nei confronti della RSI rispetto agli altri stati nati nel corso della guerra ricostruendo, tramite le fonti dell&#8217;epoca, la legislazione della RSI sulla Chiesa ed il suo adempimento delle clausole concordatarie». Due i percorsi di lettura che si dipanano nel presente saggio. Dai Concordati all&#8217;8 settembre, passando per il Terzo Reich, l&#8217;Etiopia, la guerra civile spagnola, El Alamein ed il Gran Consiglio. Ed ancora dalla caduta del Regime alla nascita della RSI, tra stati, guerra, fascismo cattolico ed altro ancora, in uno stile agile, riflessivo, lucido e fluido medesimamente. «Vista l&#8217;eccezionalità dell&#8217;argomento in questione e le difficili condizioni storico-temporali in cui tale rapporto &#8211; o mancato rapporto &#8211; ebbe luogo dobbiamo prima di tutto calarci nella condizione dei modi di agire nell&#8217;epoca e nel flusso degli eventi di un sanguinoso conflitto mondiale che aveva già preso una piega piuttosto percepibile, nel momento in cui inizia la trattazione del tema da noi considerato, ma era ben lungi dal vedere una fine». Perché, come saggiamente riporta lo stesso Barbarito tra gli incipit al testo, soleva ripetere <strong>Eraclito</strong> «Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti». A disposizione, inoltre, il suo sito jacopobarbarito.com e link a chiesaersi.com . Da questo punto la parola a Jacopo che gentilmente ha risposto ad alcune domande per <em>Il Fondo</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Jacopo quanti i tuoi libri all&#8217;attivo, variegati negli argomenti, nonostante la tua giovane età? Ce ne vuoi parlare?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">I miei libri rispecchiano interessi particolari di precisi momenti della mia vita, sia dal lato umano che professionale. Cerco di trasferire su carta il frutto delle mie passioni e dei miei studi: amando molto la lettura e soprattutto la scrittura mi piace dare il mio contributo al dibattito, storico o politico, come nel caso dei miei tre volumi. Cerco poi di concentrarmi su argomenti inediti o quanto meno poco esplorati, credo che siano quelli che danno maggiori soddisfazioni. Così è nato il lavoro sui mezzi corazzati germanici, con attenzione alla nascita e allo sviluppo della <em>Panzertruppe</em>, dagli esordi nel corso della prima guerra mondiale alla forza realmente posseduta dalla Germania al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale. &#8220;Intervista alla politica&#8221; è nato dall&#8217;esperienza con i parlamentari italiani vissuta in prima persona in collaborazione con il quotidiano &#8220;Rinascita&#8221; e ha rispecchiato un momento importante nella mia formazione politica personale. Quest&#8217;ultimo nasce dalla mia tesi di laurea e dalla scoperta di una mole di materiale inedito estremamente interessante, parte del quale ha trovato posto sul sito <a href="http://www.chiesaersi.com/">www.chiesaersi.com</a> dato che non poteva essere pubblicato integralmente.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;Un rapporto a metà. Chiesa e Repubblica Sociale 1943-1945″. Partiamo dal titolo. E soprattutto perché questo tuo volume viene considerato una sorta di &#8220;opera prima&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Può essere considerato tale perché solo in un caso, risalente al 1980, si è indagato questo aspetto particolare della storia della Repubblica Sociale Italiana, che nasconde invece molte sorprese: io credo che non sia affatto scontato appurare come il fascismo repubblicano abbia riservato un posto rilevante al rapporto con lo Stato del Vaticano e che non sia mai venuto meno alle disposizioni del Concordato, che Mussolini considerò sempre una sua creazione. In fin dei conti se la RSI fosse stata uno stato satellite dei tedeschi, dominato dalla ferocia e dalla tirannide, come spesso è stato dipinto, quale senso avrebbe avuto mostrare questa attenzione e rispetto? E&#8217; questo il motivo del titolo &#8220;un rapporto a metà&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Illustriamo ai lettori il Primo percorso storico del volume: &#8220;Dai concordati all&#8217;8 settembre&#8221;. Benito Mussolini, Chiesa, Concordato, Terzo Reich, guerre d&#8217;oltralpe e d&#8217;oltremare, il Gran Consiglio&#8230;</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per parlare delle vicende che si svolsero dal 1943 al 1945 è inevitabile tracciare il quadro storico degli eventi che hanno portato alla nascita della Repubblica Sociale. In quell&#8217;arco di tempo mutò il rapporto tra Chiesa e Fascismo, in particolar modo in relazione alle vicende militari che, dal 1942 in poi, volsero decisamente al peggio per le forze dell&#8217;Asse. Ho quindi sottolineato la comunanza di vedute e di intenti tra il fascismo italiano e la Santa Sede negli anni &#8217;30, sottolineando alcuni momenti importanti di quel periodo, malgrado vi fosse un interesse reciproco nell&#8217;influenzare l&#8217;altra parte. La guerra ha costituito lo spartiacque di questa tendenza, anche se la &#8220;cattolicizzazione&#8221; del fascismo è finita sicuramente per prevalere sulla fascistizzazione della Chiesa.<img title="Continua..." src="http://barbaritojacopo.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><img title="Continua..." src="http://barbaritojacopo.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-69"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Passiamo ora al Secondo percorso storico: &#8220;Nasce una Nuova Repubblica&#8221;. Caduta del Regime, RSI, altri Stati, guerra&#8230;</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; il momento in cui il fascismo di Salò rimane solo, prossimo alla fine e unico attore di un monologo che tale non vorrebbe essere e che fondamentalmente non è, quanto meno all&#8217;interno del territorio controllato dalla Repubblica Sociale. Affiorano però tante problematiche nel rapporto con gli &#8220;uomini di Chiesa&#8221;: l&#8217;incitamento alla diserzione e al &#8220;ribellismo&#8221;, l&#8217;appoggio aperto ai partigiani, la tendenza dei fascisti a leggere politicamente ogni azioni o dichiarazione del clero, i problemi con il clero di rito ambrosiano, i provvedimenti delle autorità che colpiscono gli stessi sacerdoti, l&#8217;assenza di segnali da Roma, condizione che lascia spaesati gli stessi vescovi delle diocesi dell&#8217;Italia centro-settentrionale. Tutto questo con una costante: lo sguardo rivolto a Roma e al riconoscimento papale, che viene negato a causa della persistenza del conflitto ma che ha interessato, solo qualche anno prima, la Francia di De Gaulle e le Filippine liberate dai giapponesi. Ancora il 16 aprile 1945 il consiglio dei ministri della RSI sarebbe andato ad approvare un provvedimento che garantiva la continuazione del pagamento della congrua ai sacerdoti: non è paradossale dopo quasi venti mesi di silenzio?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Chi furono gli Uomini del Vaticano sino e dopo la RSI?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Si tratta di una categoria un po&#8217; ampia: il Vaticano di allora era strutturato in maniera decisamente diversa da quella attuale, così come la sua struttura di potere. Con questa definizione io intendo designare tutti coloro i quali si trovarono ad operare nel territorio della Repubblica Sociale, essenzialmente figure di secondo piano, su cui spicca comunque il cardinale Schuster, sicuramente il prelato più &#8220;alto in grado&#8221; che ebbe a che fare con maggior continuità e costanza con gli uomini della Repubblica di Mussolini.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Fascismo cattolico? Da dimenticato ad ora ricordato. Luci ed ombre.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non credo sia corretto parlare di fascismo cattolico: parlerei piuttosto di fascisti cattolici e di uno Stato fascista che, prima e dopo Salò, ha trasmesso una linea etica in molti casi aderente al pensiero e alla dottrina cristiano-cattolica, senza tuttavia obbligare le coscienze a scelte drastiche o invadere la dimensione privata dell&#8217;individuo. Pensiamo solo alla Scuola di Mistica Fascista&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Nei mesi di Salò vi fu un gruppo di laici e sacerdoti che cedettero opportuno fascistizzare il cattolicesimo fino a piegarlo alle idee e prospettive di uno Stato che stava combattendo una guerra che volgeva al peggio. Nacque così l&#8217;idea di usare il cattolicesimo come arma ideologica a sostegno della propria parte, come in molti casi accadeva negli altri schieramenti: sicuramente la Chiesa luterana o anglicana si compromise maggiormente rispetto a quella di Roma. L&#8217;universalismo che il Vaticano professava in quei frangenti era avvertito come antinazionale, non confacente allo spirito di unità morale e ideale che un tale centro temporale e spirituale avrebbe dovuto sprigionare. Per questo motivo si pensò di effettuare una sorta di scisma, nominando un primate d&#8217;Italia per una Chiesa apertamente favorevole al fascismo e alla sua guerra al materialismo, al comunismo, al capitalismo di matrice anglosassone: ma si trattò solo di un progetto vagheggiato in circoli ristretti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nonostante i tuoi &#8220;soli&#8221; 23 anni, sei già un apprezzato studioso di storia contemporanea ed appassionato di storia militare. Quale lo storico che tu apprezzi od hai maggiormente amato? Od anche odiato, perché no?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non amo fare classifiche: non ho quindi uno storico &#8220;preferito&#8221;. Amo la scorrevolezza e la chiarezza di un Arrigo Petacco, il rigore giornalistico di un Giorgio Pisanò, l&#8217;obiettività di un Renzo De Felice e la lucidità e onestà intellettuale di un Steven Taylor, soprattutto riguardo le origini della seconda guerra mondiale. Ma ce ne sarebbero tanti altri. Di storici divenuti famosi non per meriti storiografici ne ho letti diversi; posso dire che il sentimento di latente antifascismo che pervade le opere di Angelo Del Boca deprezza grandemente le sue ricerche storiche, altrimenti complete e estremamente interessanti. Riguardo il fascismo vi è poi un che di paradossale: a raccontarne la storia sono sempre antifascisti dichiarati!</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tu scrivi: &#8220;Nella storia nulla è definitivo e tanto meno è inappellabile&#8221;. Si arriverà mai ad un chiarimento definitivo della storia italiana del XX secolo? Si sta, a tuo avviso, finalmente sfaldando la visione unilaterale della &#8220;solita&#8221; vulgata ufficiale?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Io credo che i tempi stiano cambiando, perché il nostro popolo ha sete di verità. Nella storia è necessario avere un atteggiamento revisionistico, nel senso positivo del termine, ovvero un atteggiamento disposto anche a rivedere giudizi storici consolidati. Personalmente non credo che si arriverà mai ad una memoria condivisa, come da più parti si auspica, ma di cui non vedo fondamentalmente l&#8217;utilità. Sarebbe però giusto smettere di politicizzare la storia, perché ogni epoca è figlia del suo tempo. Io spero che si possa inaugurare, in questo inizio di secolo, un ciclo che vada in controtendenza rispetto all&#8217;andamento degli ultimi decenni e credo che molti &#8220;miti&#8221; stiano iniziando ad essere sfatati.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quali le difficoltà di uno storico nelle sue ricerche? Cosa deve e non deve fare?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Uno storico teoricamente non ha limiti nelle sue ricerche. Io credo però che per svolgere al meglio il suo compito debba possedere una serie di prerequisiti di metodo indispensabili. In primo luogo deve sapersi porre le giuste domande, onde evitare di procedere a tentoni e non aver chiaro l&#8217;oggetto della sua ricerca. In secondo luogo deve avere l&#8217;onestà mentale di non cercare nella storia conferme alle sue idee bensì lasciar affiorare il corso degli eventi e le rispettive dinamiche: in caso contrario si staranno solo cercando argomenti a sostegno di una tesi, che può contenere elementi giusti ma presenta dei limiti di parzialità tipici più di un processo che di un dibattito storico. In terzo luogo bisogna dismettere i panni di giudici del passato, con l&#8217;atteggiamento proprio di chi deve assolvere o condannare, ma necessariamente individuare il bene e il male. Una serie incommensurabile di variabili non ci porteranno mai a comprendere pienamente un&#8217;epoca o una mentalità di un uomo del passato, come la cultura, la morale, le conoscenze tecnico-scientifiche, la percezione del sacro e del profano e &#8211; perché no &#8211; anche la moda: ogni epoca può registrare dinamiche simili ma declinazioni estremamente differenti per essere comprese e padroneggiate in pieno. Oltre tutto vi è l&#8217;incompletezza delle fonti &#8211; che impone una grande elasticità mentale e l&#8217;impossibilità di fossilizzarsi su posizioni e giudizi che potrebbero presto rivelarsi fallaci &#8211; e un elemento che molti non considerano: il caso. Quante volte, nella vita di ogni giorno, le nostre azioni sono dominate dal caso e questo produce risultati a volte ottimi e altri catastrofici. Così è sempre stato e così sempre sarà: perché volervi leggere ad ogni costo intenzioni buone o cattive? Se poi si arrivasse a separare storia e politica, il quadro sarebbe completo, ma non sono così ottimista.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>A chi dedichi, a chiusura, il presente volume?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Oltre a tutte le persone che mi sono state vicine nella sua stesura, dai familiari all&#8217;ing. Conti dell&#8217;Istituto Storico della RSI, lo dedico a tutti i caduti della guerra civile italiana, senza distinzioni di bandiera. Si tratta di morti che meritano di essere lasciati in pace e godere del riposo eterno perché si sono trovati a vivere un momento storico terribile, che imponeva scelte di campo. Un momento tragico ed esaltante allo stesso tempo che, però, credo che molti di noi non vorrebbero poter scegliere di vivere.</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>DUE ANNI DENSI DI STORIA</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 20:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Barbarito</dc:creator>
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<p style="text-align:justify;">Questo sito nasce dall’esigenza di indagare un periodo poco noto al grande pubblico della storia recente del nostro Paese, ponendo l’accento sul rapporto che legò &#8211; o legò solo a “metà” &#8211; lo stato del Vaticano alla Repubblica Sociale Italiana. Si tratta di un aspetto trascurato dai grandi dibattiti storiografici e dalla stessa pubblicistica revisionista, che si focalizza invece maggiormente sul rapporto precedente all’8 settembre.</p>
<p style="text-align:justify;">Tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, invece, hanno luogo vicende che meritano di essere indagate, ripercorrendo i passi di una storia che vede congiungersi e sovrapporsi diverse dinamiche: da quelle diplomatiche a quelle politiche, da quelle religiose a quelle umane. Il rapporto tra la Santa Sede e l’ultimo residuo del Fascismo che fu regime si consumò irrimediabilmente e le strade della Roma papale e del Mussolini di Salò non si incontrarono più.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutto questo in una costante interazione tra le dinamiche cardinali dei due attori: da una parte un Vaticano teso alla propria autoconservazione nello scenario che si sarebbe delineato dopo il 1945 e dall’altra una Repubblica Sociale che si sente abbandonata, pur rispettando la religione ed i vincoli concordatari, di cui continuava a sentirsi l’artefice e l’erede.</p>
<p style="text-align:justify;">Il Vaticano non riconobbe mai la Repubblica Sociale Italiana, giustificando questo atteggiamento con la secolare prassi di non riconoscere mai alcuno Stato in tempo di guerra, motivazione desueta visto il riconoscimento del governo francese in esilio a Londra, presieduto dal generale De Gaulle, nel 1940 e la successiva “benedizione” alla neonata Repubblica delle Filippine, da sempre cattolica, sorta sulle ceneri della liberazione statunitense ad opera dei giapponesi nel 1942.</p>
<p style="text-align:justify;">Su questo sfondo si consuma la fine dell’uomo che era stato il più amato d’Italia, del suo alleato germanico e dei sogni di un’Europa fascistizzata, mentre sorgono nuove potenze e ne declinano di vecchie. Questo sito, ed il materiale in esso contenuto, vuole offrire uno spunto di partenza per l’analisi di una storia poco conosciuta, ma che dimostra la prassi della consolidata diplomazia vaticana e le scelte degli uomini nella parte finale della più grande guerra della storia. E da un lato, se vogliamo, prova anche la fedeltà agli impegni presi da uomini che fecero una scelta di parte dalla seconda metà del 1943 in poi, ai quali rimasero sempre fedeli e per i quali si sentirono abbandonati nell’ora più triste.</p>
<p style="text-align:justify;">Nelle varie sezioni del sito potete trovare il materiale documentario che, per ovvie ragioni, non è stato inserito nella mia opera “Un rapporto a metà: Chiesa e Repubblica Sociale 1943-1945″, Bonanno Editore, Trapani 2009.</p>
<p style="text-align:justify;">Il libro si può acquistare su <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/">www.libreriauniversitaria.it</a> , <a href="http://www.unilibro.it/">www.unilibro.it</a> , <a href="http://www.bonannoeditore.com/">www.bonannoeditore.com</a> , <a href="http://www.multiplayer.com/">www.multiplayer.com</a> , nelle migliori librerie oppure contattando l’autore, scrivendo a: <a href="mailto:jacopo.barbarito@gmail.com">jacopo.barbarito@gmail.com</a></p>
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